Lo scorso anno ho dedicato il nostro articolo estivo a un tema leggero e ho proposto la mia personale classifica dei cinque migliori legal thriller da leggere sotto l’ombrellone. Il genere letterario ha dato vita anche a un filone cinematografico: alcuni film legal thriller sono veri e propri capolavori, capaci di regalarci intrecci avvincenti, personaggi indimenticabili e battute taglienti come questa1:
«Ogni avvocato, almeno una volta in ogni causa, sente di superare una linea che non intende veramente superare: capita. Se lo fai parecchie volte, la linea sparisce per sempre e poi sei solo un’altra barzelletta sugli avvocati, un altro pescecane nell’acqua sporca».
Quest’anno vi propongo dunque la mia Top 5 dei migliori film a sfondo legale. Anche in questo caso il giudizio è assolutamente soggettivo e, come tale, del tutto opinabile.
5) Erin Brockovich – Forte come la verità
Lo so, probabilmente qualche appassionato storcerà il naso e forse, dal punto di vista della qualità cinematografica, inserire Erin Brockovich – Forte come la verità2 in questa classifica è discutibile. Ma ho un forte interesse per il tema della class action. O, meglio, l’ho avuto e ho anche lavorato alla prima sperimentale iniziativa di questo genere che sia arrivata a buon fine in Italia3. Salvo poi rendermi conto che nel nostro ordinamento è uno strumento che non funzionerà mai, per vari motivi: formalismo giuridico, sia sostanziale sia processuale, cultura “funzionariale” della magistratura4, scarsa propensione imprenditoriale della classe forense…
Per questo motivo – cioè per magra consolazione e per mantenere vivo almeno il mito delle grandi azioni risarcitorie collettive – un film sulla class action dovevo inserirlo nella Top 5.
La pellicola è appassionante, con un’ottima Julia Roberts nei panni di una paladina dei diritti di una comunità locale funestata dall’inquinamento delle falde acquifere, contaminate dalle infiltrazioni di cromo esavalente provenienti dallo stabilimento di un colosso dell’industria. Un’eroina femminile che in realtà non ha nulla di eroico: il personaggio che interpreta è una mamma, sola, con tre figli, avuti da due diversi mariti, che cerca di inventarsi qualcosa per tirare avanti.
Tratto da una storia vera, merita sicuramente di essere visto.
4) Philadelphia
«Cosa sono mille avvocati incatenati al fondo dell’oceano? Un buon inizio!» Questa barzelletta è diventata famosa, ma Philadelphia5 è molto di più. È un grande film che – lungo le direttrici classiche del processo nordamericano – tratta il tema attualissimo della discriminazione, in particolare nei confronti delle persone malate di HIV e degli omosessuali, ma la profonda riflessione che ne scaturisce è molto più ampia.
Per questa pellicola nel 1994 Tom Hanks vinse il primo dei suoi due Oscar consecutivi6. Ma è ancor più significativa l’interpretazione di un monumentale Denzel Washington, che impersona l’avvocato Joseph “Joe” Miller, il primo a dover affrontare i propri pregiudizi sia prima di assumere la difesa, sia durante il processo. È sua la frase che merita di essere riportata:
«In quest’aula giudiziaria stanno tutti pensando alle tendenze sessuali, ai gusti, le preferenze sessuali, come vuole lei. Chi fa cosa a chi, e come lo fa. Voglio dire, stanno guardando Andrew Beckett e ci stanno pensando; guardano il Signor Wheeler, la Signora Conine, perfino voi, Vostro Onore… se lo stanno chiedendo. Insomma, credetemi, io so che guardano me e se lo domandano. Quindi, parliamone apertamente, usciamo allo scoperto, mettiamo una bella luce negli angoli bui. Perché questa causa non è solo sull’AIDS. Quindi cominciamo a parlare dei veri problemi di questo processo: l’odio della gente, la nostra ripugnanza, la nostra paura degli omosessuali. E di come questo clima, di odio e di paura, abbia portato all’ingiusto licenziamento di questo omosessuale in particolare, il mio cliente: Andrew Beckett».
Eccezionale è anche la colonna sonora: soprattutto Streets of Philadelphia di Bruce Springsteen, premio Oscar per la miglior canzone. Ma anche la scena della preparazione della testimonianza, sulle note de La mamma morta dell’Andrea Chenier di Umberto Giordano interpretata da Maria Callas, mette i brividi ancora oggi.
3) La parola ai giurati
Il vero capostipite dei film legal thriller è La parola ai giurati7, una pellicola che vanta un grandissimo cast: E.G. Marshall, Lee J. Cobb, Henry Fonda, Martin Balsam, Ed Begley, Jack Klugman. Tutto si svolge in una stanza – secondo uno schema narrativo quasi teatrale – in cui dodici giurati devono decidere se condannare o assolvere un ragazzo accusato di omicidio.
Solo a uno spettatore superficiale può apparire un film datato. In realtà è probabilmente il prodotto migliore della cinematografia per quanto riguarda l’indagine sulla psicologia dei gruppi sociali e di leadership. Come tale è persino studiato a livello accademico8. Puntuale anche la riflessione – umana prima di tutto – sul tema del ragionevole dubbio.
Film imperdibile.
2) L’uomo della pioggia
Tratto dall’omonimo romanzo9 di John Grisham, The Rainmaker10 è probabilmente il miglior film tratto da un legal thriller puro. Il tema è quello dei punitive damages e delle compagnie assicurative che negano i risarcimenti. La regia di Francis Ford Coppola è una garanzia e il cast è di primissimo ordine: Matt Damon, Danny DeVito, Claire Danes, Jon Voight, Mickey Rourke.
Alcune scene cult fanno la storia di questo genere narrativo: da Mickey Rourke nei panni di J. Lyman “Bruiser” Stone che dispensa consigli legali da una spiaggia tropicale, a Leo Drummond, interpretato da Jon Voight, che inizia il giovane collega Rudy Baylor, impersonato da Matt Damon, alla professione con un «Benvenuto alla guerra!» o che, infastidito, si lascia scappare un «Vogliono avere la tosse anche le pulci, oggi». O ancora un magistrale Danny DeVito, nel personaggio del “paralegale” Deck Shifflet, che impartisce lezioni pratiche nelle corsie di ospedale o che alla fine, un po’ sconsolato, commenta: «è diventata un po’ contorta questa professione legale».
La frase finale – riportata all’inizio di questo articolo – è quasi un manifesto.
Anche questo, imperdibile.
1) Sleepers
Sleepers11 non è solo un film legal thriller, è un capolavoro assoluto e ormai un grande classico del cinema degli ultimi trent’anni. Entra a pieno titolo in questa classifica perché l’aspetto legale è comunque rilevantissimo.
Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico12 di Lorenzo Carcaterra, il film racconta la storia di quattro ragazzi di Hell’s Kitchen, un quartiere malfamato di New York, in bilico fra vita da strada e speranze di riscatto. Ad alimentarle è il parroco del quartiere, Padre Bobby, interpretato da un grande Robert De Niro.
Per uno scherzo finito male, i quattro si rendono colpevoli dell’omicidio di un innocente, il proprietario di un carretto degli hot-dog che stavano cercando di rubare. Da quell’episodio inizia una vera e propria epopea, dapprima attraverso gli orrori del carcere minorile, il riformatorio Wilkinson, poi attraverso la vendetta, attuata mediante un processo pilotato. Il tutto sulle orme letterarie de Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas.
Come accade per tutti i grandi classici, i temi che si intrecciano sono molti, uno su tutti il conflitto fra legalità e giustizia: magistrale la scena in cui Padre Bobby deve scegliere se mentire o meno durante il processo.
Il cast è stellare, probabilmente irripetibile: Dustin Hoffman, Robert De Niro, Kevin Bacon, Brad Pitt, Jason Patric… ma soprattutto un immenso Vittorio Gassman.
Il finale agrodolce è da brividi e l’ultima frase resta scolpita nel cuore dello spettatore.
Anche quest’anno ne ho sicuramente dimenticati molti: chi volesse suggerirmene altri o condividere la propria classifica, mi faccia sapere. Intanto… buona estate e buona visione!